Descrizione
16 di ottobre 1968, Olimpiadi di Città del Messico, Stadio olimpico universitario, finale maschile dei 200 metri piani. Primo, record mondiale e olimpico, primo atleta a scendere sotto i venti secondi, Tommie Smith, Stati Uniti; secondo, Peter Norman, Australia; terzo, John Carlos, Stati Uniti. Una finale epica, come epiche erano state le gare di qualificazione. Questa la succinta cronaca sportiva.
Ma quella finale passerà soprattutto alla storia per quanto i due atleti statunitensi di colore fecero sul podio. Infatti, al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale americano, Smith e Carlos, la testa abbassata, alzarono la mano destra, rispettivamente la sinistra, con il pugno chiuso in un guanto nero. Un gesto di protesta contro il razzismo e la segregazione razziale che permeavano la società americana. Un gesto che costerà loro molto caro: saranno immediatamente espulsi dal villaggio olimpico e rimandati a casa e saranno esclusi a vita dalla squadra di atletica statunitense. Malgrado fossero dei fenomeni, non correranno mai più. Ma quel gesto di giustizia entrerà nella storia e nel cuore di milioni di persone.
Per la cronaca anche Peter Norman, che aveva appoggiato i due rivali statunitensi nella loro protesta, subirà un pesantissimo boicottaggio da parte della federazione di atletica del suo paese. Malgrado fosse ed è tuttora considerato il migliore velocista australiano, non gli fu permesso di partecipare alle olimpiadi di Monaco del 1972. Solo nel 2012, il governo australiano ha chiesto ufficialmente scusa per il trattamento riservatogli. Il giorno del suo funerale, Tommie Smith e John Carlos trasportarono la sua bara.
Un bel fumetto che racconta questa straordinaria vicenda.
VINCERE. LOTTARE! IL MIO PUGNO ALZATO PER LA GIUSTIZIA
22.40 CHF
SCRITTORI: Tommy Smith e Derrick Barnes
ILLUSTRATORE: Dawud Anyabwile
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 208
FORMATO: 17.5 x 25.5 cm
ISBN: 9788866567998
ETÀ CONSIGLIATA: da dodici anni
GENERE: fumetto, sport
Descrizione
16 di ottobre 1968, Olimpiadi di Città del Messico, Stadio olimpico universitario, finale maschile dei 200 metri piani. Primo, record mondiale e olimpico, primo atleta a scendere sotto i venti secondi, Tommie Smith, Stati Uniti; secondo, Peter Norman, Australia; terzo, John Carlos, Stati Uniti. Una finale epica, come epiche erano state le gare di qualificazione. Questa la succinta cronaca sportiva.
Ma quella finale passerà soprattutto alla storia per quanto i due atleti statunitensi di colore fecero sul podio. Infatti, al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale americano, Smith e Carlos, la testa abbassata, alzarono la mano destra, rispettivamente la sinistra, con il pugno chiuso in un guanto nero. Un gesto di protesta contro il razzismo e la segregazione razziale che permeavano la società americana. Un gesto che costerà loro molto caro: saranno immediatamente espulsi dal villaggio olimpico e rimandati a casa e saranno esclusi a vita dalla squadra di atletica statunitense. Malgrado fossero dei fenomeni, non correranno mai più. Ma quel gesto di giustizia entrerà nella storia e nel cuore di milioni di persone.
Per la cronaca anche Peter Norman, che aveva appoggiato i due rivali statunitensi nella loro protesta, subirà un pesantissimo boicottaggio da parte della federazione di atletica del suo paese. Malgrado fosse ed è tuttora considerato il migliore velocista australiano, non gli fu permesso di partecipare alle olimpiadi di Monaco del 1972. Solo nel 2012, il governo australiano ha chiesto ufficialmente scusa per il trattamento riservatogli. Il giorno del suo funerale, Tommie Smith e John Carlos trasportarono la sua bara.
Un bel fumetto che racconta questa straordinaria vicenda.
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